Introduzione
I monumenti ai Caduti hanno rappresentato per anni il centro dei paesi:
voluti principalmente per mantenere vivo un Nazionalismo esasperato,
avrebbero dovuto essere invece un monito alle guerre e un punto per
focalizzarne i ricordi, soprattutto i meno piacevoli. Oggi questi piedistalli
su cui sorgono statue raffiguranti l'antitesi dell'italiano medio, sono
degnate di fugaci sguardi o servono da panchina estemporanea; le lapidi
poi che ricoprivano i muri degli edifici pubblici sono diventate invisibili
ai cittadini: come tutte le cose che sono lì da mille anni diventano
parte del paesaggio e non si notano più, tantomeno si leggono.
Tentiamo così almeno una analisi statistica dei nostri caduti:
purtroppo, bisogna premetterlo, la ricerca non è stata né
agevole né completa . Le lapidi nei Municipi o nelle Scuole sono
estremamente lacunose: il più delle volte non compaiono le date
di nascita o di morte, oppure sono stati inseriti nomi di soldati che
non risiedevano, né erano nati in quel paese ma che probabilmente
vi erano andati a vivere all'epoca dei fatti o addirittura erano semplici
villeggianti. Anche i dati reperiti al Ministero della Difesa (Ufficio
Onorcaduti) e preparati dai Podestà negli anni '30 per la prima
guerra mondiale, contengono imprecisioni dovute alla scarsa dimestichezza
dei compilatori con i termini militari (battaglioni o reparti inesistenti,
errori di ricopiatura, cancellature e sovrapposizioni che rendono difficile
capire i nomi).
Lo stesso Albo d'Oro , pubblicazione ufficiale che elenca tutte le informazioni
sui combattenti deceduti tra il 1915 ed il 1924, ha messo in evidenza
confusione in alcuni cognomi (Brasesco invece di Brassesco, Rossi e
non Risso, ecc.) zone di decesso e date.
Per la seconda guerra mondiale ci si è attenuti alle sole informazioni
ufficiali del Ministero della Difesa: in molti Comuni non esistono lapidi
per questi soldati dimenticati (è molto più facile trovarle
nelle frazioni che non nei capoluoghi), oppure sono largamente inesatte.
Queste note quindi risentono di una incompletezza che si può
colmare solo con ricerche sistematiche attraverso interviste ai superstiti,
sopralluoghi agli Archivi Comunali o a quelli dello Stato. In più:
mentre per la prima guerra mondiale i coscritti erano distribuiti su
fronti di guerra "simili" e quindi i caduti rispettano la
statistica dell'arruolamento, nella seconda guerra mondiale solo alcune
divisioni (Julia, Cuneense, Cosseria, Sforzesca, Folgore, ecc) ebbero
gravi perdite in ben precise campagne; non è statisticamente
corretto quindi estrapolare i dati dei caduti all'arruolamento in generale,
anche se forniscono comunque una preziosa indicazione. Bisogna tenere
conto poi che per ogni combattente vi erano numerosi altri soldati che
prestavano servizio nelle retrovie perché addetti agli uffici,
magazzini, depositi, ospedali, distretti, trasporti: l'incidenza delle
perdite per questi reparti è insignificante rispetto al totale.
La ricerca
I nominativi dei caduti presi in considerazione si riferiscono a 10
Comuni della Provincia di Genova (distretto militare di Genova) ed a
9 della Provincia di Alessandria (ex distretti militari di Tortona e
Voghera ), come sintetizzato in tabella
n° 1. Di ogni militare si è compilata una scheda con
la Forza Armata di appartenenza, il grado, cognome e nome, data di nascita
e morte, reggimento o corpo, causa e luogo di morte, Comune di appartenenza
(nato e/o residente). Il totale delle schede è di 1.220 di cui
la massima parte complete; per quelle parziali la voce principalmente
mancante è la zona del decesso e secondariamente il reparto di
appartenenza. Per pochi caduti si è riusciti ad avere solo i
dati anagrafici. L'arco di tempo preso in considerazione è il
1915-1946 comprendente quindi, oltre alle due guerre mondiali, anche
i conflitti dell'Etiopia (Africa Orientale Italiana) e in Spagna. Come
si vede dalla tabella n°
1, la percentuale di decessi massima è quella di Roccaforte
durante la Grande Guerra con il 2,54%, mentre Gavi è il Comune
con più abitanti e maggior numero di caduti, ben 171. Il minimo
si ha a Casella nella seconda guerra mondiale con lo 0,43% e 5 vittime
in uniforme.
E' significativo notare che la Provincia di Genova ha percentualmente
meno caduti della Provincia di Alessandria nel 1915-1918, ma che la
sorpassa ampiamente nella seconda guerra mondiale: ciò è
dovuto al disastro della Cuneense in Russia. Infatti nella tabella
n° 2, dove è riportato l'anno di morte dei caduti, si
nota che per il 1943 i Comuni presi in esame nel distretto di Genova
sommano ben 181 morti, sorpassando anche il terribile 1918 in cui oltre
ai combattimenti anche la "spagnola" provocò numerose
vittime .
Se infatti osserviamo la tabella
n° 3 troviamo 159 dispersi nel 1943 e 24 caduti in combattimento;
nel 1918 su 224 decessi 116 erano per malattia: si può ragionevolmente
supporre che anche i 45 avvenuti in prigionia siano da addebitare, oltre
che alla "spagnola", alla debilitazione conseguente ai tre
anni di guerra con l'aumento di nefriti, polmoniti, pleuriti ecc.
Per quanto riguarda l'anno di nascita dei caduti, il primato spetta
alla leva del 1894 (tabella
n° 4) e a quella del 1921: i più anziani sono stati tre
valligiani morti a 53 anni nel secondo conflitto mondiale appartenenti
rispettivamente alle Brigate Partigiane, alla Milizia Volontaria per
la Sicurezza Nazionale (MVSN) e alle truppe della Repubblica Sociale
(RSI).
I più giovani sono un diciassettenne marinaio scomparso con l'incrociatore
Da Barbiano nel 1941, e sette diciottenni: uno caduto nel 1945 e gli
altri nel 1917 e 1918. Per quanto riguarda l'età media (tabella
n° 5) tra le due guerre mondiali non vi è sostanziale
differenza: si può notare però per il distretto di Genova
un'età media minore rispetto a quelli di Voghera e Tortona nel
secondo conflitto mondiale.
La statistica procede con la tabella
n° 6 dove si può notare che almeno 484 militari su 1220
sono deceduti all'estero: innanzitutto in Russia, sempre a causa delle
vicende dell'ARMIR, poi in Germania o Austria in prigionia, infine nel
Mar Mediterraneo (15 marinai più 14 soldati scomparsi durante
il trasporto dall'Italia alla Libia o prigionieri su navi inglesi),
poi Albania, paesi della ex Jugoslavia (Serbia, Croazia, Montenegro
e Slovenia), Grecia, Africa settentrionale (Libia, Tunisia) e orientale
(Etiopia) nonché la Francia.
|
Tabella A
PERDITE RIPORTATE DALLE FORZE ARMATE ITALIANE NELLE PRINCIPALI
CAMPAGNE DI GUERRA
|
|
Anni
|
Morti
|
Feriti e mutilati
|
|
1860-61
|
220
|
1.008
|
|
1866
|
1.866
|
6.393
|
|
1870 (presa di Roma)
|
28
|
139
|
|
1887-96 (A.O.I.)
|
9.483
|
2.454
|
|
1911-12 (Libia)
|
3.610
|
6.680
|
|
1915-18
|
680.000
|
1.050.000
|
|
1935-36 (Etiopia)
|
2.988
|
7.815
|
|
1936-37 (Spagna)
|
3.189
|
11.000
|
|
1940-45
|
262.587
|
115.000
|
La tabella A tiene conto dei soli caduti delle Forze Armate (della
RSI nel nostro caso sono 15 mentre i partigiani sono 26). Recentemente
però Giorgio Rochat ha provato a ricalcolare il totale degli
italiani deceduti per cause belliche nel periodo 1940-1945. Il totale
è di circa 444.000 vittime di cui 397.000 maschi e 47.000 donne
più altri 40.000 che moriranno dopo il 1945. Per quanto riguarda
il periodo 1943-1945 più specificatamente abbiamo i seguenti
decessi :
circa 20.000 militari nei combattimenti dopo l'8 settembre;
13.400 militari prigionieri dei tedeschi nei mari greci;
circa 10.000 nelle guerriglie balcaniche;
40.000 circa come prigionieri in Germania;
orientativamente circa 10.000 morti come prigionieri degli Alleati;
3.000 nei reparti regolari dell'esercito del Sud;
40.000 tra partigiani, fucilati e deportati;
10.000 civili circa uccisi nelle rappresaglie;
7.300 circa ebrei;
16.000 tra i deportati politici in Germania;
40.000 vittime dei bombardamenti anglo-americani;
3.000 morti della RSI;
12.000 uccisi al momento della Liberazione;
totale: 224.700 circa.
Per la nostra statistica ci manca invece il numero dei soldati che
furono feriti o che, se malati, guarirono; se, ad esempio, la popolazione
di Isola del Cantone si aggirava, nel 1918, intorno alle 3.100 unità
il bilancio dei morti é grave: dell'1,32% su tutta la popolazione
nella prima guerra mondiale; ma su quella maschile tra i 20-30 anni,
quanto era? L'Italia aveva allora 35.859.000 abitanti di cui 5.900.000
furono mobilitati in guerra , cioè il 16% circa; se i morti furono
680.000 si ha l'11% circa rispetto ai mobilitati .
Per Isola, in teoria, dovevano essere quindi almeno 480 i cittadini
che portarono la divisa nel corso di quegli anni e i 41 morti sembrano
confermare purtroppo le statistiche. Tra l'altro furono arruolati più
contadini che operai, soprattutto nelle fanterie, e quindi le zone di
campagna come la nostra ebbero più soldati (e quindi più
caduti) che non le città.
Il reclutamento
Come già detto, durante la prima guerra mondiale, i coscritti
venivano distribuiti uniformemente in tutti i reparti dell'Esercito:
ne troviamo solo un numero più cospicuo nell'89° e 90°
reggimento di fanteria , oltre al 1° reggimento alpini. Nella tabella
n° 7 diamo la suddivisione per reggimento dei caduti dal 1915
al 1945. Più dettagliatamente possiamo affermare che il reclutamento
alpino nelle nostre valli cominciò massicciamente dopo la prima
guerra mondiale e solo per i Comuni del Distretto di Genova. Per i Distretti
di Tortona e Voghera la maggioranza dei soldati apparteneva a reggimenti
di fanteria quali l'89° e 90° (Divisione Cosseria), 41°
e 42° della Modena, 43° e 44° della Forlì, 82°
della Torino e così via. Forte il contingente, sempre per i Distretti
della Provincia di Alessandria, dei caduti nei bersaglieri (soprattutto
il 3° reggimento che combatté in Russia). Per la Grande Guerra
si ha una discreta percentuale di caduti nel 2° reggimento genio
(gli "zappatori") che avevano anche il compito di stendere
i reticolati.
L'arruolamento in marina era probabilmente condizionato, oltre che dal
Comune di nascita per quanto riguarda le riviere, anche dalla professione:
troviamo infatti marinai anche delle nostre valli, forse perché
assunti da fabbriche meccaniche o di materiali elettrici: gli scomparsi
sono 32 nella seconda guerra mondiale e 2 nella prima. Affondarono con
le loro navi su tutti i teatri di guerra del Mediterraneo, da Capo Matapan
alla battaglia della Sirte, alla scorta dei convogli per l'Africa. Furono
sulle corazzate Roma e Vittorio Veneto, su incrociatori come il Pola,
il Fiume, il Da Barbiano o i cacciatorpediniere Lampo, Pessagno, Gioberti,
uno perì in Atlantico con il sommergibile Calvi.
|
Tabella B: la ferma nell'Esercito
|
|
1854
|
5 anni o 40 giorni (8 anni la cavalleria)
|
|
1869
|
3 anni e 9 mesi
|
|
1870
|
3 anni e 3 mesi
|
|
1875
|
3 anni fanteria (5 anni la cavalleria)
|
|
Fine '800
|
2 anni e mezzo fanteria (4 anni la cavalleria)
|
|
1907
|
2 anni
|
|
1926
|
18 mesi
|
|
1939
|
18 mesi
|
|
1963
|
15 mesi
|
|
1975
|
12 mesi
|
Per la Provincia di Genova invece la Divisione alpina Cuneense ebbe
la maggior parte dei morti nel secondo conflitto mondiale: 92 alpini,
58 artiglieri, 9 genieri, 4 della sanità, quasi tutti dispersi
in Russia o deceduti in prigionia nei campi sovietici.
Quello della Cuneense è stato il più alto contributo di
sangue pagato in terra straniera durante una campagna della Seconda
Guerra Mondiale: 12.575 caduti su circa 16.000 effettivi! Questa divisione,
poi chiamata "divisione martire", perse tra il 19 ed il 21
gennaio 1943 circa 8.000 uomini . Dalla sacca uscirono in 791, oltre
a 809 dei reparti salmerie; dalla prigionia tornarono in 889: un contributo
di sangue dato quasi esclusivamente dalle valli liguri e piemontesi
.
Secondo la tabella n°
8 abbiamo contato 177 morti e dispersi della Cuneense in Russia,
Francia, Germania: nelle steppe ucraine furono almeno 159. A questi
vanno aggiunti quelli della Julia, Tridentina, Cosseria e delle altre
divisioni che sono 91.
I caduti alpini delle due guerre mondiali, da noi esaminati, raggiungono
così il 22% di tutte le perdite.
Ecco alcuni dati per la Cuneense riferiti ad altri Comuni rispetto a
quelli presi in considerazione:
|
Acqui Terme
|
39
|
Albera Ligure
|
1
|
|
Alessandria
|
22
|
Novi Ligure
|
13
|
|
Cremolino
|
21
|
Ponzone
|
25
|
|
Tortona
|
13
|
Ovada
|
14
|
|
Campo Ligure
|
34
|
Lerma
|
7
|
|
Genova
|
578
|
Tiglieto
|
11
|
Dei 229.000 italiani dell'ARMIR (di cui 61.155 alpini ), almeno centomila
non videro più l'Italia.
Altre considerazioni
Nella tabella n° 9
sono invece riportati i caduti per tutte le Forze Armate: Esercito (diviso
nelle cinque Armi: Carabinieri, Fanteria, Artiglieria, Cavalleria, Genio
più i Servizi vari), Marina, Aviazione. Come si vede è
preponderante il numero dei fanti (44,8%) che se sommato alle altre
specialità dell'Arma di Fanteria, e cioè alpini, bersaglieri
e granatieri, porta a un totale di 772 vittime su 1220: il 63,2%. A
ragion veduta quindi la Fanteria viene chiamata "la regina delle
battaglie".
Dalla nostra statistica troviamo che su 1084 caduti di cui conosciamo
il grado (tabella n°
10), 915 sono soldati (84,4%), 107 graduati cioè caporale
o caporal maggiore (9,87%), 35 sottufficiali (3%) e 27 ufficiali (2,5%):
i Comuni del Distretto di Voghera (Arquata, Borghetto, Serravalle e
Vignole) hanno la percentuale più alta di graduati, sottufficiali
e ufficiali, segno evidente che nel fondovalle le condizioni di istruzione
erano migliori.
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