Il grande cannone della Presanella - di Mauro Zattera

Seguendo l'esempio dell'esercito italiano, anche quello austriaco trascinò un grosso cannone nei pressi della cima della Presanella.
In verità gli austriaci avevano già trainato un grosso cannone fino al rif. Mandrone (Adamello), del quale possiedo una inedita intervista di un partecipante al traino, ma fu subito distrutto dall'artiglieria italiana.
Questo, riaffiorato dai ghiacci dopo 80 anni, può certamente essere considerato l'antagonista del 149 G. di Cresta Croce.
Si tratta di un rarissimo Skoda da 10.4 cm a lunga gittata, del peso di una cinquantina di quintali, del quale, compreso questo , se ne contano solamente tre esemplari.
Uno è conservato al Museo della Guerra di Rovereto, uno in un museo tedesco e questo sui ghiacciai della Presanella.
Visto da dove sparava, si comprende subito l'importanza strategica che aveva. Avrebbe potuto colpire agevolmente il cannone di Cresta Croce ( in linea d'aria sono circa una decina di Km) dato che la sua gittata era intorno ai 15 Km.
Ho scritto che avrebbe potuto colpire, in realtà penso che non abbia mai sparato un colpo, al riguardo l'enorme bibliografia esistente sulla guerra in Adamello non lo menziona mai e un cannone così avrebbe fatto sicuramente paura alle nostre truppe.
Il dubbio, penso si possa sciogliere leggendo sulla culatta l'anno di costruzione, il 1917.
Costruito in Cecoslovacchia in quell'anno, portato in val Rendena e da lì trascinato fin lassù, probabilmente è arrivato in vetta qualche giorno prima della fine della guerra.
A parer mio, il traino deve essere stato più duro del 149 italiano, visto la ripidità del percorso e ho anche il sospetto che possa levare al 149 il primato di altezza.
Finita la guerra i numerosi cannoni di questo tipo, requisiti dall'esercito italiano, furono rialesati fino al calibro di 105 mm per poter utilizzare il munizionamento italiano ed usati successivamente anche nella Seconda Guerra Mondiale. Di originali, però, ne esistono solo tre.
Dato le abbondanti nevicate di questo inverno, giace sepolto da una quindicina di metri di neve e difficilmente quest'anno si mostrerà alla vista dei pochissimi frequentatori di quella zona sperduta.