|
La situazione del confine tra l'Italia e l'Impero Austro-Ungarico,
quale si trovava all'inizio del nostro intervento il 24 Maggio 1915,
costrinse l'esercito italiano a portare la propria offensiva generale
su un fronte di oltre 600 km di lunghezza, svolgentesi per oltre
4/5 su un territorio montuoso, aspro e selvaggio, con cime che raggiungono
e superano anche 3000 metri di altezza.
Dallo Stelvio al Monte Nero, le montagne che seguono alle montagne,
alte, talvolta ricoperte di ghiacci eterni, separate da strette
valli e con rare strade di facile percorso, fecero del nostro Fronte,
il più aspro e il più particolare tra i pur diversi
fronti di battaglia della Grande Guerra.(vedi
profilo altimetrico del Fronte)
Entrambi i contendenti, Italiani e Austro-Ungarici, dovettero adattarsi
e specializzarsi per questo conflitto condotto in un ambiente ostile,
per la prima volta luogo di fatti bellici di così grande
importanza e di questa durata.
Anche l'arma di Artiglieria dovette subire l'adattamento alle necessità
della guerra e il suo impiego tattico e strategico dovette tenere
conto delle condizioni ambientali in cui si operava. Le operazioni
furono spesso condotte su balze impervie, furono trasportate su
alte e quasi inaccessibili vette pezzi di artiglieria. (vedi foto
1)
|
|
|
Foto 1: Pezzo austriaco cal. 7 cm / mod. 99 in postazione a oltre
3300 m di altitudine
|
|
Sia pezzi di artiglieria a tiro teso (cannoni: rapporto lunghezza
canna/calibro maggiore di 20) sia a tiro curvo (obici: lunghezza
canna/calibro tra 10 e 20 e mortai, con detto rapporto minore di
10) e naturalmente le bombarde, ordigni insostituibili per aprire
varchi nei reticolati, trovarono impiego sulle cime.
Micidiali furono i pezzi a tiro curvo, data la possibilità
di colpire con questi, posizioni defilate, riparate da costoni di
roccia e pendii. (vedi foto 2)
|
|
|
|
Foto 2: Obice austriaco ad affusto rigido in
posizione a Grotta Dazzi (difese di Riva del Garda)
|
Cartolina d'epoca: artiglieria someggiata
|
|
|
I nostri artiglieri e i loro corrispettivi austriaci dovettero
fare i conti, per l'approntamento delle tabelle di tiro e per l'esecuzione
dei tiri di aggiustamento, della grande variabilità in gittata
e direzione provocata dal vento e dalle differenze di pressione
atmosferica dovute alla quota ed alle condizioni meteorologiche,
così variabili in montagna.
Tutte le specialità di artiglieria furono impiegate sul fonte
della guerra bianca raggiungendo record, in termini di condizioni
operative e non solo di altitudine raggiunta, rimasti insuperati.
Ovviamente, l'artiglieria di piccolo calibro, più propriamente
detta "da montagna" ebbe una parte importante nelle vicende
belliche sui monti. Dato il loro ingombro e peso ridotto, ma soprattutto
la possibilità di essere smontati in più parti, i
pezzi da montagna furono postati in posizioni incredibili, sino
a poca distanza dal nemico, grazie alla loro facilità di
trasporto sulle possenti groppe dei muli o sulle robuste spalle
di alpini e kaiserjaeger.(vedi cartolina)
Ricordiamo tra gli innumerevoli episodi rimasti nella storiografia
di guerra, la postazione da parte austriaca sulla vetta dell'Ortles
di due pezzi da montagna che sparavano sulle linee italiane del
Cristallo e del Gran Zebrù (vedi foto3)
|
|
|
|
Foto 3: Cannone austriaco da montagna postato in zona Ortles
|
Foto 4: Cannone da montagna 65/17
|
|
|
e la quinta batteria da montagna del ten. Moro, con i cannoncini
da 65/17, (vedi foto 4 e 5) che tanta parte ebbe nella presa italiana
del Cauriol, gli obici austriaci da 75/13, postati ai Pozzoni, con
campo di tiro sul Corno di Cavento tenuto dagli italiani.
|
|
|
Foto 5: Cannone da montagna 65/17 in postazione in caverna
|
|
Anche l'artiglieria da campagna, l'amica delle Fanterie, che accompagna
e protegge nelle rapide avanzate,ebbe largo impiego nelle azioni
in montagna.(vedi cartolina) Quante istantanee di guerra ritraggono
artiglieri ed alpini accanto ai pezzi da 75/mod. 1906 e 75 Deport,
quest'ultimo ritratto sovente in postazione antiaerea con le code
allargate.(vedi foto 6)
|
|
|
Foto 6: Cannone da 75 Deport in postazione anti-aerea
|
|
|
Anche i vecchi pezzi ad affusto rigido, in bronzo, i cosiddetti
"bronzini", furono spesso impiegati in montagna.
L'artiglieria di medio calibro, tanto a tiro teso (vedi foto 7 e
8) quanto a tiro curvo, (vedi foto 9 e 10) ebbe parte nei duelli
tra i Forti della linea di confine, nella parte iniziale del conflitto
e soprattutto accompagnò sia in difesa sia in attacco, tutte
le grandi operazioni strategiche dei 4 anni di guerra.
|
|
|
|
Foto 7: Cannone da 149 A in postazione montana
|
Foto 8: Cannone da 149 A sul fronte montano
|
|
|
|
|
Foto 9: Mortaio da 210 in montagna
|
Foto 10: Mortaio austriaco in
posizione di tiro
|
|
|
Non possiamo qui non ricordare il famoso "ippopotamo",
il cannone da 149 ghisa, italiano, che, in posizione al Passo del
Venerocolo, contribuì all'offensiva che portò al possesso
della linea Crozzon di Folgorida-Crozzon di Lares-Passo di Cavento
alla fine di Aprile 1916 e fu successivamente trasportato sulla
Cresta Croce ove rimase e ove tuttora fa bella mostra di sé.
(vedi foto 11)
|
|
|
Foto 11: Batteria di cannoni da 149 G diretta a Timau (Carnia)
|
|
L'artiglieria di medio calibro, pesante campale, sostituì
sin dalle prime settimane di guerra le bocche da fuoco di piccolo
calibro, non più adeguate, nello smantellamento delle trincee
e delle postazioni fortificate del nemico, abilmente dissimulate,
nel fronte montano. Gli ottimi pezzi italiani, il cannone da 105
p.c. (vedi foto 12) e l'obice da 149 A. p.c. (vedi foto 13), dotati
di buona mobilità, furono tra i protagonisti anche nella
guerra in montagna.
|
|
|
|
Foto 12: Batteria di cannoni da 105 p.c.
|
Foto 13: Obice da 149 A e addetti al pezzo
|
|
|
Anche i mostruosi grossi calibri furono determinanti nelle varie
vicende svoltesi sul fronte montano.
I forti italiani Verena e Campolongo furono distrutti dai mortai
305 Skoda postati sull'Altipiano di Lavarone, mentre i potenti 420
e 380 austriaci distrussero Asiago e dintorni nel Maggio-Giugno
1916. Da par nostro, il forte Hensel di Malborghetto dovette subire
le pesanti granate dei due obici da 305/17 (vedi foto 14) in posizione
a Dogna, che lo demolirono.
|
|
|
|
Foto 14: Obice italiano da 305/17
|
Cartolina d'epoca: cannone da campagna austriaco in Val
Sugana
|
|
|
Ormai oltre 80 anni sono passati dal termine della Grande Guerra,
ma le montagne portano ancora, spesso evidenti, le ferite prodotte
dalla lotta di artiglierie svoltasi sulle loro pendici e sulle cime:
la vetta martoriata del Cauriol e la superficie erbosa "butterata"
dai crateri di esplosione delle granate, delle Melette di Gallio,
sono due tra i tanti esempi che si potrebbero portare a testimonianza.
(vedi foto 15 e 16).
|
|
|
|
Foto 15: Forcella Cardinal: vista sul Cauriol
|
Foto 16: Il Torrione di Monte Fior
con una caratteristica linea
di trincea "a greca"
(collezione Nereo Turati)
|
|
|