Salviamo le testimonianze di guerra fra la valle di
Saviore e la val di Fumo
Quando ero un bambino e cominciavo ad appassionarmi alla storia della
Grande Guerra, circa 30 anni fa, nel ghiaione di un canalone sotto il
Forcello Rosso trovai una lapide in marmo locale di circa 50 x 40 cm
con un'epigrafe:
RICOVERO
CAPORALE CALISSI
114 COMP. PRES. 5° ALPINI
MORT... APRILE 1917
Probabilmente si trattava di uno dei tanti militari morti nella zona
a causa delle valanghe come quella che il 3 aprile 1916 travolse e distrusse
la Caserma Campellio, fra il Lago d'Arno e il Passo di Campo, uccidendo
113 militari del 31° fanteria.
La guida Alberto Bonomelli, allora gestore del rifugio Lissone, e Marino,
il custode della vasca di carico Adamè, grande cacciatore di
camosci e personaggio famoso nella zona, portarono la lapide nei pressi
del rifugio, cementandola su un masso e contornandola di filo spinato.
Questa è solo una delle innumerevoli testimonianze della guerra
che si possono ancora vedere sullo spartiacque tra la valle di Saviore
- Valle di Adamè e la valle di Fumo, seconda linea italiana che,
partendo dal paese di Valle di Saviore (frazione del Comune di Saviore
dell'Adamello), attraverso il Lago d'Arno - passo di Campo - passo D'Avolo
- passo d'Ignaga - Forcello Rosso - Cima Lesena - passo dei Russi -
passo della Porta - cima delle Levade arrivava a Monte Fumo. Una zona
aspra, poco conosciuta, di 2800 m di quota media dove nessuno si è
ancora preoccupato di provvedere alla conservazione e alla tutela delle
tracce lasciate dalla guerra. Solo in questi ultimi anni gli alpini
del gruppo di Valle di Saviore hanno iniziato a fare qualche intervento
e ad allestire un piccolo museo di guerra nella sede dell'ANA.
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^ Postazione in cemento di mitragliatrice
al Forcello Rosso
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Fra i programmi futuri c'è il restauro e la ricollocazione
nella posizione originaria di un'altra lapide trovata al paso del Forcello
Rosso: in quarzite locale, di dimensioni 150 x 80 cm circa, pesante
circa due quintali reca la seguente iscrizione:
V REGG. ALPINI
3. COMP. PRESIDIARIA
1916
La scritta, sovrastata da fregio delle truppe alpine, è incorniciata
da motivi decorativi e reca anche la firma dell'incisore: F. Bettoni.
Purtroppo qualche escursionista dotato di scarso senso della storia
ha voluto lasciare anche la propria firma, incidendo nome e cognome
sulla lapide.
Un altro reperto interessante è la vecchia teleferica che da
Malga Lincino sale all'Adamè, usata anche per il rifugio Lissone,
che riutilizza in gran parte quella di guerra. Un'opera tanto ardita
che un generale, in visita al fronte, non ebbe il coraggio di utilizzare.
Di questa teleferica parla Arrigo Giannantonj, noto alpinista bresciano,
che nel novembre 1917 fece un'ispezione ai rifugi del CAI e lasciò
una relazione riportata nel volume di Vittorio Martinelli, Adamello
Ieri - Oggi (vol 3, Brescia, 1973, p. 166):
"Il 5 novembre scendo ad Isola e da colà, per la nuova
camionabile Valle Conca del Lincino, con una carretta militare salgo
a Malga Lincino m 1609.
Nelle sue vicinanze vi è la baracca della nuova ardita teleferica
a contrappeso, che d'un balzo supera la grande muraglia a picco (più
a nord delle "Scale di Adamè") sopra la quale vi è
la valle Adamè".
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^ La teleferica da Malga Lincino
all'Adamè in una fotografia di pochi anni fa.
Notare il perfetto stato di conservazione
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Anche della 114a compagnia presidiaria, citata nella prima lapide che
abbiamo descritto, si parla in un volume del Martinelli (Vittorio Martinelli,
Adamello ieri - oggi, vol. 4, Brescia, 1974, p. 26), che riporta
brani del diario del cap. medico Bertolini: "13 febbraio 1918. Al
Passo di Campellio ci saranno tra breve 38 mitragliatrici. Quando c'ero
io, ne avevamo due sole. Però al Passo Ignaga, molto più largo e comodo
per un assalto in forze vi sono solo 30 alpini con 2 mitragliatrici
e 3 bombarde. Da qui il nemico, in un paio d'ore, potrebbe scendere
ad Isola e far saltare la centrale idroelettrica". "5 marzo 1918. Movimento
generale: ce ne andiamo tutti, non so dove mi sbatteranno. Lasciando
la 114a Compagnia Presidiaria sento il dovere di difenderne la reputazione,
dato che era considerata al riparo dai pericoli. Ma tutti quelli che
sono venuti qui da altri fronti, Carso compreso, preferivano quelli
a questa zona. Mal servita, scomoda, per piccoli posti distanti tra
loro, baracche deficienti, scarsezza dei rifornimenti, nonostante le
nostre continue beghe per ottenerli. Noi ce ne andiamo ed a sostituirci
vengono due battaglioni, uno all'Adamè ed uno all'Ignaga. Quindici ufficiali,
ora, tutte le comodità: strada di fondo valle fino a Malga Lincino,
teleferica dal fondo valle all'Adamè ed all'Ignaga, al Forcellino, al
Passo Porta e al Paso dei Russi, dall'Ignaga al passo e così via. Parto
senza rimpianti, ma con un gran dolore: in teleferica, quando nessuno
mi vede, piango".
di Mario Pasinetti
Tratto da: "Aquile in Guerra" numero 8 - 2000, pag. 30
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