Dalle rocce del Grappa al fango della Pianura Veneta:
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Le disastrose rotte del Fiume del 7, 8 e 9 Gennaio1919, avvenute proprio in riva sinistra, imposero la necessità di accelerare il compimento delle opere, reperendo la disponibilità di una grande unità, di pronto impiego, non ancora smobilitata.
Il Comando Supremo decise allora di assegnare al Comando Generale del Genio la 80a Divisione Alpina che aveva i suoi Battaglioni radunati nella pianura a Sud del Grappa (Vicenza e Cittadella), a poca distanza dal Piave.
La Divisione era stata costituita il 12 Settembre 1918 in previsione della offensiva di fine Ottobre, con i Raggruppamenti Alpini VIII e IX per complessivi 12 Battaglioni, con relativi Servizi, artiglieria da montagna e compagnie mitragliatrici, allo scopo di disporre nella zona di attacco nell’area Brenta–Piave di una unità mobile, di pronto impiego per la guerra in montagna, da frazionare anche per singoli Battaglioni.
La Divisione, al comando del Magg. Generale Lorenzo Barco, inizialmente inquadrata nella 1a Armata, fu quindi assegnata al XXX Corpo d’Armata della 4a Armata (l’Armata del Grappa), guidata dal Generale Giardino.Organico della 80a Divisione al 12/9/1918:
- VIII Raggruppamento Alpino:
- 6° Gruppo – Btg. Monte Levanna, Val Toce, Aosta e 3° Gruppo Artiglieria da Montagna
- 13° Gruppo - Btg. Pieve Di Cadore, Monte Antelao, Val Cismon e 25° Gruppo Artiglieria da Montagna
- IX Raggruppamento Alpino:
- 17° Gruppo - Btg. Monte Suello, Exilles, Monte Pelmo e 15° Gruppo Artiglieria da Montagna
- 20° Gruppo - Btg. Monte Saccarello, Monte Cervino, Cividale e 48° Gruppo Artiglieria da Montagna
- Servizi di Gruppo Alpino assegnati ai predetti gruppi
Al comando dell’80° Divisione vennero inoltre assegnate organicamente le Compagnie Mitragliatrici n. 2214, 2215, 23 e 33.
Il XXX Corpo d’Armata, schierato tra Croce di Valpore, sul costone che unisce il Monte Pertica al Grappa, e le Porte del Salton, limite operativo dell’Armata, a presidio del saliente Colle dell’Orso - Porte del Salton - versante Sud del Monte Pallone, aveva l’obiettivo di sfondare la linea austriaca verso la Val Stizzon e raggiungere il solco Arten - Feltre, avvolgendo il Monte Tomatico fino a prendere contatto con il I Corpo d’Armata (12a Armata) verso Sanzano.
Le 3 Divisioni del XXX C. d’A. erano così schierate:
A a sinistra, la 47a Div. (Brigate “Bologna” e “Lombardia”) contro i Solaroli (o Monte Solarolo), quote 1676-1672-1601; a destra, la 50a Divisione (Brigate Aosta e Udine) contro le posizioni nemiche del Valderoa e dello Spinoncia. A tergo delle precedenti, in 2a linea come riserva di C. d’A., la 80a Divisione, pronta ad avanzare in profondità dopo l’attacco della 1a schiera, dislocata nella zona Monte Boccaor - Monte Pallone.
24 Ottobre 1918 – Attacco del XXX Corpo d’Armata ai Solaroli e al Valderoa |
Contro le nostre forze il nemico opponeva la 17a Divisione a.u. schierata dalle posizioni a occidente di Colle dell’Orso (Col del Cuc e Monte Forcelletta) fino ai Solaroli. Sul Valderoa era sistemato a difesa il 43° Reggimento Fanteria, mentre lo Spinoncia era presidiato dal 129° Reggimento Fanteria della 50a Div. A.u.
Dopo 4 ore di fuoco di artiglieria, le fanterie del XXX Corpo d’Armata attaccarono alle ore 7 e 15 del 24/10 gli obiettivi assegnati.
Il 74° Reggimento Fanteria della Brigata “Lombardia” prese e riperse la quota 1672 dei Solaroli, mantenendo grazie al battaglione alpino M. Levanna, ricevuto di rinforzo dalla 80a Div., la quota dell’Istrice, sotto q.1672.
La Brigata “Aosta” attaccò e conquistò il Valderoa, ma non lo Spinoncia. Il rinvio del passaggio del Piave, per la piena del fiume, rendeva intanto più difficile la situazione della 4° Armata.
Il 25 Ottobre riprendevano i combattimenti e venivano gettati nella mischia il battaglione M. Pelmo a supporto della Brig. “Bologna” che occupava Col del Cuc e Monte Forcelletto e il Btg. “M. Saccarello” a rinforzo della Brig. “Lombardia” per l’attacco a quota 1676 dei Solaroli. Quest’ultimo battaglione fu letteralmente seppellito dal tiro di contropreparazione nemico sulle trincee di partenza e subì pesantissime perdite.
Il 26/10, persistendo il ritardo nell’attraversamento del Piave, per reggere la pressione del nemico fu deciso l’impiego in forze della 80a Divisione. Il 17° Gruppo Alpino rafforzò la Brigata “Bologna” e il 20° Gruppo Alpino la Brigata “Lombardia”.
L’VIII Raggruppamento Alpino, già di rinforzo dalla giornata precedente al 74° Regg. Fanteria e alla Brigata “Aosta”, fu impiegato sul versante orientale dei Solaroli e del Valderoa.
L’VIII Raggr. Alpino subì nelle giornate del 25 e 26 Ottobre, 345 Morti (18 ufficiali), 2283 Feriti (66 ufficiali) e 385 Dispersi, senza contare i feriti morti in seguito all’ospedale.
Ma il Battaglione Alpino che, sul Valderoa conquistato, subì il suo olocausto (105 Morti, 455 Feriti e 8 dispersi) fu l’”Aosta” che per questa vicenda e per il brillante comportamento sul Vodice nel Maggio 1917 (X Battaglia dell’Isonzo) fu decorato con la medaglia d’oro.
Finalmente iniziava l’attraversamento del Piave nella notte tra il 26 e il 27 Ottobre. Questo giorno è però anche il giorno del forte contrattacco austriaco alle nostre truppe consolidantisi sulle posizioni conquistate e della perdita del Valderoa; gli attacchi a.u. proseguirono anche il 28/10.
Il 28 Ottobre fu il momento del riordinamento della 80a Divisione in 2a linea.
Rimasero in prima linea: “M. Pelmo” con la Brigata “Bologna” a Col del Cuc, “M. Cervino” e “Cividale” con la Brig. “Lombardia” di fronte ai Solaroli, “Exilles” e “Pieve di Cadore” sulle insanguinate pendici del Valderoa.
Ancora il 29 Ottobre avvennero cruenti combattimenti sul martoriato fronte del Grappa, ma l’avvenuto passaggio del Piave e la vittoriosa avanzata delle Armate 12a, 8a e 10a con la rottura del Fronte nemico, posero le basi per lo sfondamento anche nel settore montano.
Nella notte del 30 iniziava il ripiegamento del nemico, timoroso di vedersi tagliare la ritirata dalla veloce avanzata della nostra 12a Armata verso Belluno.
La nostra 80a Divisione, riordinata e rafforzata da quasi tutti i propri battaglioni (ad eccezione del “M. Pelmo” con la Brigata “Bologna” e del 6° Gruppo che aveva urgente bisogno di riordinarsi nelle retrovie), superati finalmente i Solaroli, si lanciò all’inseguimento del nemico.
Seren del Grappa veniva occupata il 31/10 alle ore 11, dalla Brigata “Bologna” con il “M. Pelmo”. Alle ore 17 dello stesso giorno i battaglioni “Exilles” e “Pieve di Cadore”, che avanzando per M. Medate, M. Fontanasecca avevano raggiunto M. Peurna, scendevano nella conca feltrina ed entravano per primi a Feltre, tra l’indescrivibile entusiasmo della popolazione.
Più tardi si radunava nella città l’intera 80° Divisione.
Con l’entrata in Feltre, il XXX C. d’A. terminava le sue operazioni.
Alcuni reparti della 80a Divisione vennero passati alle dipendenze del VI C. d’A. per l’inseguimento del nemico in Val Cismon verso passo Rolle - Val di Fiemme, ma nell’area Feltre - Val Cismon si esauriva praticamente l’impiego bellico della 80a Div. che iniziava la radunata pre-smobilitazione nella zona a Sud del Grappa.
Con un salto temporale di quasi 3 mesi, accampata in mezzo all’acqua e al fango, in riva sinistra del Piave, ritroviamo la Divisione alla quale venne affidato per il ripristino totale, il tratto dell’argine in riva sinistra da Cimadolmo a Ponte di Piave e da Salgareda a Ca’ Gonfo Mussetta (a monte della ferrovia Mestre – Portogruaro), per complessivi 23 km di argine.
La Divisione aveva mantenuto i suoi 4 Gruppi Alpini con i battaglioni “veterani” del Grappa, con le rispettive compagnie mitragliatrici; solo il Battaglione “Maccarello” mancava all’appello, sostituito dal “Pieve di Teco”.
Il Comando della 80a Divisione (ancora comandante il Maggiore Generale Lorenzo Barco) così ripartì la responsabilità dei lavori tra le dipendenti unità:
- All’VIII Raggruppamento Alpino (6° e 13° Gruppi Alpini) da Cimadolmo a Ponte di Piave, per una lunghezza di argine complessiva di circa 11 km.
- Al IX Raggruppamento Alpino (17° e 20° Gruppi Alpini) da Salgareda a Ca’ Gonfo Mussetta, per una lunghezza di argine di circa 12 km.
I primi colpi di vanga e piccone vennero dati il 4 Febbraio 1919 e alla fine di Aprile tutti gli argini di competenza della Divisione vennero consegnati ripristinati.
In media, per 3 mesi, 9500 alpini con 330 ufficiali si alternarono ogni giorno nella dura fatica di manovali, muratori e “scariolanti”.
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Furono recuperati:
Metri cubi di legname
1750 Quintali di Ferro
1480 Furono demoliti e poi ricolmati:
Postazioni e ricoveri in cemento armato
120 Camminamenti
132 Gallerie
347 Elementi di trincea
2400
Furono altresì ricostruiti 550 metri cubi di scarpata muraria. In totale vennero rimossi e movimentati dalla Divisione 800.000 metri cubi di terreno e pietre.
A fine aprile avvenne la consegna degli argini al Magistrato delle Acque preposto alla gestione delle opere idrauliche e fluviali.
Con il Maggio 1919, i nostri alpini, dopo mesi se non anni di guerra, poterono pensare finalmente di “ritornare a baita”.
A testimonianza del buon lavoro fatto dagli Alpini della 80a Divisione e dalle altre truppe incaricate, gli argini rifatti allora fanno ancora buona sponda alle acque, ai nostri giorni meno minacciose, del Piave.Testo di Enrico Guerrazzi.
Illustrazioni 1, 2, 4 e 5 tratte da “L’Esercito per la rinascita delle Terre liberate” – Comando Supremo del Regio Esercito
Tratto da "Aquile in Guerra" numero 8 - 2000, pag. 43