Il museo della Grande Guerra in Marmolada

^ Museo della Guerra in Marmolada: scaletta in legno e materiale vario rinvenuto durante i lavori a Forcella V
^ Portacarrello di teleferica italiano e carriola in legno trovata a Forcella V

Probabilmente è il museo più alto d'Europa, sicuramente è il più panoramico: dalle sue ampie vetrate, nelle giornate più limpide, lo sguardo spazia su gran parte dei gruppi dolomitici e oltre, fino alle Alpi svizzere e austriache: un panorama che fa quasi dimenticare i sacrifici e le pene che Italiani e Austriaci dovettero sopportare, oltre settanta anni fa, sulle posizioni situate a poche centinaia di metri dal Museo: punta Serauta, forcella V, quota 3065. Ma basta tornare con lo sguardo all'interno dei locali, sulle vetrine piene di cimeli e fotografie, per riavere la giusta prospettiva di quegli avvenimenti. Ed è proprio per ricordare questi fatti lontani nel tempo ai turisti piùdistratti e alle torme di sciatori che affollano gli impianti del ghiacciaio che nel 1988 Mario Bartoli, farmacistamarchigiano, classe 1912,ha iniziato a raccogliere il materiale per costituire il Museo. Innamorato della regina delle Dolomiti, tanto da venire a vivere ai suoi piedi, a Sottoguda, oltre vent'anni fa, Bartoli è riuscito a convincere la società Funivie Tofana e Marmolada a farsi dare i locali di un ristorante in disuso alla stazione del Serauta e anche qualche aiuto economico.Da allora si è dedicato anima e corpo a que­sta impresa, contattando enti, musei, associazioni ed eredi dei combattenti, sia in Italia che in Austria,perchè gli donassero o "prestassero" materiale da mettere in Museo. La risposta è stata positiva e ancora oggi, che la voce si è sparsa, arriva qualche nipote a portare la giubba o la fotografia del nonno che ha combattuto in Marmolada. Abbondante è anche il materiale ritrovato sui luoghi stessi dei combattimenti dallo stesso Bartoli o dagli Alpini impegnati nei lavori di riattamento delle posizioni di cui parliamo più avanti. Aiutato nell'allestimento sia dall'esercito austriaco che dal IV Corpo d'Armata alpino di Bolzano, che fornisce anche il personale per l'apertura quotidiana del museo, Bartoli ha inaugurato la sua opera il 9 giugno 1990: da allora il flusso dei visitatori è in costante aumento: basti pensare che dal giorno dell'apertura al 30 settembre 1990 il libro delle firme ha registrato ben 21.000 persone, fra cui l'allora Presidente della Repubblica Cossiga.

^ Capi di vestiario italiani trovati nel ghiacciaio
^ Uniformi austriache

In una vetrina all'ingresso del Museo Bartoli ha voluto porre una lapide che ricorda i combattenti e i decorati, di entrambe le parti, di questo settore. Non è ovviamente possibile elencare gli oltre cinquecento reperti conservati nel Museo: accenneremo solo ad alcuni fra i più significativi. Come gli sci, la piccozza, la macchina fotografica, la sciarpa e la sciabola del capitano Andreoletti, il famoso comandante del settore Ombretta, nonchè pioniere dell'alpinismo in Marmolada; le edelweiss da bavero da Landesschuetze di Guido Taufer, di Primiero, caso raro se non unico di prigioniero austriaco diventato in seguito ufficiale degli Alpini; farsetti, passamontagna, mantelline, cappelli da alpino e altri capi di vestiario ritrovati in ghiaccio; uniformi austriache fornite dai musei di Vienna e Innsbruck; una portantina austriaca per calare i feriti da postazioni in roccia; casse di cottura e stufe recuperate in ghiaccio; una carriola ed una scaletta in legno ritrovate durante i lavori a forcella V; il portacarrello di una teleferica; i resti di un compressore che alimentava le perforatrici per lo scavo delle caverne in roccia; il portafogli di un soldato austriaco con soldi e documenti, trovato presso la postazione austriaca di "Sass delle dodici" ("D" Stellung); il ruolino della 14^ compagnia del 51° reggimento di fanteria italiano, brigata "Alpi", che operò nel settore; uno scudo di protezione in ferro italiano, rinvenuto durante i lavori a forcella V; una collezione di armi leggere italiane ed austriache, fra cui pistole, fucili, un lanciabombe e una mitragliatrice Schwarzlose; e poi ancora elmetti, pinze tagliafili, ramponi, pipe, monete ed altri effetti personali dei soldati ritrovati nelle trincee e nelle caverne: il tutto esposto in vetrine spaziose e ben illuminate. Al centro della sala è posto anche un grande plastico della famosa "città del ghiaccio" austriaca, progettata dall'ingegner Leo Handl. Notevole è anche la raccolta di fotografie e di cartine geografiche dell'epoca, con l'indicazione delle posizioni e delle linee, messa insieme da Bartoli che, a fianco del Museo, sta anche allestendo una biblioteca sull'argomento.
Insomma, i motivi per fare una sosta alla seconda stazione della funivia della Marmolada ci sono: e tanti.

di Marco Balbi

Sito ufficiale del museo della grande guerra in Marmolada:
http://www.museo.marmolada.com